COMUNIONE LEGALE E SEPARAZIONE DEI BENI: UNA DECISIONE CHE FA DISCUTERE

E’ di ieri una curiosa sentenza della Cassazione (la n.4676/2018) nella quale viene reinterpretata la comunione legale dei coniugi, in relazione al principio di “comunione senza quote”, che ne determina l’indivisibilità e l’inalienabilità a terzi senza il consenso di entrambi. Con la citata pronuncia, destinata a suscitare forti discussioni e fors’anche ad essere smentita, gli Ermellini sostengono in pratica che anche nel caso in cui i coniugi optino in un momento successivo all’acquisto dei beni per il regime di separazione, tali beni rimangano comunque soggetti alla disciplina della comunione legale con ogni conseguenza in ordine alla divisibilità ed alienazione per quote.

Si tratta di una decisione che non può essere condivisa, dal momento che l’art.191 CC indica fra le cause di scioglimento della comunione legale e quindi di mutamento della disciplina sulla circolazione dei beni proprio la scelta del diverso regime della separazione, da cui consegue la caduta delle limitazioni al potere di disponibilità da parte dei coniugi. Ora, se con la scelta del regime di separazione i beni la comunione “legale” si trasforma in comunione “ordinaria” la conclusione della Corte si pone in evidente contraddizione con la norma citata. Non resta che sperare in un tempestivo cambiamento di rotta.

Avv. Maria Rapino

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Autore: Maria Rapino

Iscritta all’Ordine degli Avvocati di Roma dal 1985, ha maturato notevole esperienza nell'ambito del diritto di famiglia, operando dinanzi ai Tribunali ordinari e dei Minorenni nei giudizi di separazione, divorzio e nei procedimenti camerali per la modifica dei provvedimenti in materia di affidamento dei minori e di condizioni economiche. Componente della Commissione di Studio settore Famiglia Minore e Diritti della Persona, ha partecipato all’organizzazione ed alla realizzazione di numerosi corsi dedicati all’approfondimento della normativa in materia di tutela della famiglia e dei minori con un particolare riferimento al ruolo dei Servizi Sociali nell’ambito processuale. Dal 2016 è socio fondatore e responsabile del Dipartimento di Studi Psicosociali dell’Associazione Anthropoi, il cui compito istituzionale è quello di promuovere la formazione e l’approfondimento scientifico interdisciplinare degli avvocati, attraverso l’organizzazione di corsi di formazione nei vari settori del diritto della famiglia, minorile e della persona.

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