SULLA PDL 2669: GLI ACCORDI PREMATRIMONIALI

Giace dal 15/10/2014 alla Camera dei Deputati la proposta di legge n. 2669, per introdurre nel sistema codicistico della disciplina della famiglia gli accordi prematrimoniali.

La PdL prevede l’introduzione nel Codice Civile dell’art. 162 bis (il cui testo è disponibile sul sito della Camera), nel quale si norma la nuova figura di convenzione matrimoniale; funzione e scopo della quale sarebbe essenzialmente quello di disciplinare i rapporti patrimoniali dei coniugi nell’ottica di una eventuale separazione.

In estrema sintesi, secondo la PdL n.2669 diventa possibile determinare ancor prima del formarsi del vincolo matrimoniale l’attribuzione ad un coniuge di una somma di denaro periodica o una tantum, o al contrario la rinuncia di un coniuge a qualsiasi forma di mantenimento nel caso di cessazione del vincolo coniugale, salvo rimanendo in ogni caso l’irrinunciabile diritto agli alimenti ex art. 433 cc. A ciò si aggiunga che le previsioni concernenti il mantenimento degli eventuali figli (minorenni o comunque economicamente non autonomi) dovrebbero essere sottoposte al vaglio preventivo del PM.

Tale proposta di modifica ci sembra tornata attuale (pur se suscettibile di miglioramento) alla luce della ben nota sentenza n. 11504/2017 nella quale la SC ha fissato una interpretazione dell’art. 5 L. 898/1970 maggiormente aderente alla lettura del testo.

Non dubita la scrivente che il richiamo della SC (nei principi di diritto enunciati) alla figura della autoresponsabilità economica degli ex coniugi e della collegata impossibilità di conseguirla per impedimenti di natura oggettiva; nonché all’obbligo di tenere conto nella fase del quantum debeatur del principio di solidarietà economica, rendano oggi molto più conveniente determinare prima della fase patologica del rapporto coniugale gli aspetti economici di separazione e divorzio.

Superando le consolidate resistenze ad affrontare questioni economiche nel periodo prematrimoniale (pregiudizi che la società angloamericana non conosce), l’introduzione di un accordo prematrimoniale può assumere una duplice funzione: da un lato incanalare la futura vita di coppia e della famiglia su un corretto binario gestionale; dall’altro evitare o ridurre al minimo i contrasti economici che caratterizzano i procedimento separativi. E soprattutto questo secondo aspetto appare particolarmente significativo in presenza di figli minori, in considerazione del danno che spesso subiscono nella fase di disgregazione della famiglia.

La delicatezza e la particolarità dell’accordo (che non è e non può essere assimilato ad un contratto) rendono necessario che le parti siano consigliate e guidate – nella fase di formazione e di redazione dell’accordo – da un professionista qualificato che illustri con chiarezza lo scopo e gli effetti del negozio giuridico, nonché le conseguenze delle singole pattuizioni. Giusta mi appare quindi la previsione della PdL che l’accordo sia stipulato per atto pubblico con l’ausilio del Notaio o nelle forme della negoziazione assistita, con l’assistenza dei rispettivi avvocati di fiducia.

Avv. Maria Rapino

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